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Titolo:

Apri la porta

Microstorie essenziali e fulminee

 

 

 

Autore:

Salvatore Giuseppe Trapani

 

 

 

Formato: 15x21 cm

brossura 160 pagg

 

isbn 978-88-99782-95-5

 

Prima edizione: Agosto 2022

 

Prezzo di copertina: Euro 16,00

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Prefazione

 

Non è facile, oggi, scrivere della propria storia e dei propri sentimenti; così come non è facile scrivere della Sicilia e del suo entroterra, affascinante e complesso insieme. Ci riesce perfettamente l’autore di questi micro racconti che, non lasciandosi condizionare dalla continua tendenza all’apparenza e alla perfezione che accompagna i giorni nostri, racconta con genuina sincerità e semplicità la vita di un uomo, della sua famiglia e della sua terra.

Una storia personale ma che può essere tradotta in quella di tutti noi, dei nostri padri, dei nostri nonni… La lettura riporta indietro nel tempo, lo scandisce, lo racconta e gli attribuisce significati importanti.

L’autore ispira una riflessione su temi sempre attuali come, ad esempio, il sacrificio necessario per portare avanti la propria famiglia, il duro lavoro che, tra queste pagine, investe il ruolo di un minatore. Se, infatti, le miniere erano da un lato, risorsa economica, dall’altro segnavano drammaticamente la storia sociale dell’isola. Il lavoro massacrante non era svolto solo da uomini adulti, ma anche dai più Giovannini, i cosiddetti “carusi”, che lavoravano più di dieci ore al giorno per appena mille lire, e condizionava abitudini e comportamenti: …non esisteva il pranzo, aspettavano che, la sera, il padre di Salvatore tornasse dalla miniera per cenare insieme a lui… Il lavoro, com’è evidente dal testo, cominciava all’alba e finiva a sera. Dentro la miniera era sempre buio e l’unica luce visibile, quella delle proprie case, non tutti, purtroppo, riuscivano a scorgerla a fine giornata. Gli incidenti erano all’ordine del giorno e molti lutti, accompagnati da tanta rabbia, innescarono forti fermenti sindacali.

Era il tempo in cui i partiti avevano caratteri ben delineati e forti sostenitori e di cui l’appartenenza implicava un serio impegno sociale. Un tempo in cui la dignità lavorativa non era un diritto scontato ma un sogno da conquistare. Un sogno che, spesso portava molti Giovannini ad emigrare in terre sconosciute e che implicava una rottura con la propria famiglia d’origine: l’unico contatto avveniva tramite una lettera, scritta a mano da chi sapeva scrivere, e che impiegava più giorni ad arrivare; se arrivava.

Altro tema citato è quello dei conflitti, esteriori ed interiori, come quello in terre africane, per esempio, o quello di una madre, di appena diciassette anni, segnata dalla perdita di più figli ancora in fasce.

L’autore, avvalendosi di un linguaggio chiaro ed equilibrato, descrive con minuziosa attenzione ai particolari, la propria terra, ed esprime un paragone tra ieri ed oggi; in termini di fisicità ed anche di abitudini. Scaturisce l’identità storica di molti luoghi e l’importanza della valorizzazione come strumento che permetta una riscoperta delle proprie origini, della storia personale di ognuno di noi.

 

Michela Criscione

 

 

L'autore

 

Salvatore Trapani nasce a Villarosa (Enna) il 22 maggio 1938. E’ figlio di un minatore delle zolfare di Sicilia Consegue il diploma di geometra il 1958 presso l’Istituto Tecnico Mario Rapisardi di Caltanissetta.

 

Nel Comune di nascita è eletto Consigliere Comunale nella lista del PSI alle elezioni del novembre del 1960, all’età di 22 anni e nelle successive tornate elettorali comunali sino al 1980.

 

E’ presidente della Lega delle Cooperative e Mutue della provincia di Enna,dal 1970 al 1980. Le elezioni amministrative del 1980 è candidato capolista, nella lista del PCI, alle elezioni provinciali: collegio di Enna-Piazza Armerina; eletto e rimane in carica sino al 1985. Dal 1983 al 1987 è il primo presidente del territoriale di Enna della Lega per l’Ambiente ed è il periodo in cui questa associazione ambientalista è a capo delle manifestazioni popolari contro l’ipotesi Enea di costruire un deposito di scorie radioattive nei sotterranei abbandonati della miniera di salgemma Pasquasia, tra le province di Enna e Caltanissetta.

 

Dal 1987 al 1990 assume la carica di Vice Sindaco e Assessore all’ambiente e all’urbanistica del Comune di Villarosa (Enna); in quegli anni - in quel Comune - si realizza l’acquisizione per il recupero della Villa Deodato (Villa Lucrezia) per destinarla a museo della memoria storica locale: alla fine del ‘700 era dimora estiva del notaio Calogero Deodato proprietario di feudi e miniere di zolfo.

 

E’ il primo presidente del Parco minerario Floristella-Grottacalda (Enna) nominato dal presidente della Regione Siciliana con decreto dell’ottobre 1993 ed esercita il mandato-per l’intero quinquennio sino al 1998. A conclusione del servizio militare - agosto 1962 - è assunto dal Comune di Enna presso l’Ufficio Tecnico Comunale e rimane in servizio sino al dicembre del 1993, anno in cui decide di mettersi in pensione anticipata per svolgere “a tempo pieno” il mandato di presidente dell’Ente parco minerario Floristella Grottacalda.

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