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Collana/Narrativa/9

Titolo: I carusi della solfara

            vergogna e schiavitù

 

Autore: Giusy Panassidi

 

Formato: 15x21 cm

brossura

72 pagine

 

Illustrazioni di Rossella Di Dio (Rox Piridda)

 

Copertina: Claudio Taurisano

 

Prima edizione: Dicembre 2017

isbn 978-88-99782-22-1

 

Prezzo di copertina: Euro  12,00

 

 

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Filippo il protagonista di questo racconto, è un uomo che ha oltrepassato la novantina, da circa due anni si è trasferito nella casa di riposo del paesino dell’entroterra siciliano dove è nato ed è sopravvissuto per vent’anni, si proprio così “sopravvissuto” ma non alla guerra quella che tutti conoscono o ricordano, lui ha combattuto una guerra  fatta di armi diverse, ma non per questo meno orribile e drammatica, costata la vita a migliaia di esseri umani tra cui tantissimi bambini siciliani “indifesi” ricordati da molti come i “carusi della solfara” che sono morti in quei campi di concentramento chiamate miniere.

Filippo è stato ed è rimasto ancora oggi, per i segni che porta nel corpo e nell’anima, una vittima di quello sterminio, ma la sorte lo ha voluto risparmiare, malgrado molte volte nella sua disperata solitudine aveva desiderato “la morte”come liberazione, invece è sopravvissuto a quell’olocausto riuscendo dopo molti anni a fuggire lontano da quelle bestie colpiti dalla terribile epidemia della febbre dell’oro giallo, che li rese ricchi grazie al terreno fertile trovato nelle famiglie siciliane povere e prive di istruzione, ma soprattutto grazie agli occhi consenzienti di autorità governative locali, regionali e nazionali che avevano grossi interessi a non smantellare questo status di “ricchezza”, ma così facendo oltre a contribuire all’impoverimento nostro come popolo, furono gli artefici di uno dei capitoli di storia più brutti e vergognosi del nostro Paese.

Filippo ricorderà nonostante siano passati più di settantanni quei terribili anni ancora con molto dolore, le violenze e la schiavitù subite insieme ai carusi della solfara, colpevoli solo di essere nati in quella “ricca terra” che non ha saputo farne la propria ricchezza, ma quella di altre nazioni e la disgrazia di avere un “corpo piccolo” utile per estrarre nel minor tempo e costo quell’oro chiamato zolfo.

Filippo varca il cancello di una miniera per la prima volta nella sua vita a soli dieci anni e ci rimarrà schiavo per altrettanti anni, nonostante maturi ogni giorno sempre di più la voglia di fuggire, ci rimarrà tutto quel tempo solo per proteggere i suoi due fratelli più piccoli, ma la miniera è imprevedibile basta un nulla e la vita è perduta, ma che valore aveva la vita di quei bambini per quelle persone?

Durante quei dieci anni vissuti in quell’inferno Filippo conosce la peggior specie umana, assiste e subisce violenze fisiche e morali, qualcuno sarà anche vittima di violenze sessuali, per questo motivo, Filippo dovrà diventare forte è l’unica possibilità che ha per rimanere vivo e riconquistare la libertà perduta, poiché ha capito che come in natura solo la specie più forte può resistere.
In quelle miniere di zolfo perché furono più di una, svaniscono i suoi sogni di migliorarsi socialmente, lui che aveva appena cominciato ad andare a scuola quando quel maledetto giorno il “reclutatore di bambini” arrivò in paese per rubargli oltre alla libertà anche il suo futuro.

Quella mattina però dei colpi di mortaio sparati a festa, annunciano in quella casa di riposo un miracolo per Filippo che conosce Lorenzo un bambino del paese e ...

 

Prefazione di Giusy Panassidi

L'Autore

Giusy Panassidi, ennese di nascita ma torinese di adozione, impiegata nella Pubblica Amministrazione, moglie,  mamma di due figli e da poco nonna del piccolo Enea. Più che scrittrice lei si definisce una “contastorie” poichè è con le storie ed i racconti che le sono stati narrati sin da bambina dal suo adorato nonno con la sua dialettica pirandelliana e con la sua fervida fantasia che è stata contagiata irreparabilmente alla scrittura. E’ una divoratrice di libri di ogni genere, amante del mare e di vulcani appena può si rifugia sulla sua isola del cuore: Vulcano, dove ritrova il contatto con tutti gli elementi della natura da cui trae una forte ispirazione per i suoi racconti.

Il primo libro con cui si è fatta conoscere dai lettori è stata una raccolta di tredici racconti dal titolo “La Culofia: Paure e Pregiudizi” riscuotendo un notevole successo e questa l’ha incoraggiata a continuare in quello che era iniziata quasi come una sfida con se stessa.

Con il libro I Carusi della Solfara: Vergogna e Schiavitù Giusy Panassidi si è calata completamente nel ruolo, visitando personalmente i luoghi dove si è consumato tra la fine del ‘800 e metà del ‘900 uno dei capitoli di storia più brutti del nostro Paese, in quelle montagne ricche di zolfo, molti minatori, tra cui migliaia di bambini, non sono sopravvissuti alle violenze e alle barbarie, rubandogli non solo l’infanzia, ma anche della vita e poi della vita e tutto questo si è consumato sotto gli occhi consenzienti di autorità governative locali, regionali e nazionali, sfruttando, schiavizzando e martoriando tanti poveri innocenti che hanno avuto solo la disgrazia di nascere in una Sicilia dove povertà e mancanza di istruzione sono stati terreno fertile per speculatori e gente senza scrupoli. Ha ascoltato tantissime testimonianze direttamente dai familiari delle vittime di quello che ha definito “l’olocausto degli indifesi” rimanendo a volte senza fiato e senza parole per quello che è accaduto in Sicilia ma di cui non ne aveva mai compreso sino in fondo la gravità, nonostante fosse vissuta in quei luoghi sino all’età di diciotto anni.

I Carusi della Solfara: Vergogna e Schiavitù è il racconto a cui è molto legata, scritto perché fermamente convinta che solo ricordando quanto accaduto e parlandone, si possono superare paure, pregiudizi e vergogna e trarre dagli errori del nostro passato un insegnamento per un futuro migliore.

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